Solo Esseri umani

Nessun bisogno di dimostrare, nessun paragone tra sé stesso e gli altri, nessuna richiesta di consolazione… Nulla ha in realtà senso, nulla di tutto questo può dare un senso reale a questa vita…

Siamo veramente solo uomini. Nulla di più.

Ed è con questa consapevolezza che posso vivere con più tranquillità, perché non sono più tenuta, né per me stessa né per gli altri, a dimostrare alcunché, o a fare cose originali o grandi , né sono tenuta a rincorrere qualcosa che non riesco a raggiungere, né vergognarmi per ciò che sono.

Con questa consapevolezza, posso solo decidere come voglio occupare il tempo che ho a disposizione; posso decidere di occuparlo piangendo, vergognandomi, incazzandomi; oppure, posso decidere di continuare a crescere, imparare a comprendere ed a osservare il mondo, appassionarmi, arricchendomi ogni attimo della mia vita, qualsiasi sia la sua durata.

Non mi serve a nulla e non ha senso correre affannosamente per questo sentiero che è la vita; perché dovrei avere fretta di arrivare alla fine?… per quanto possiamo illuderci, sappiamo tutti cosa c’è alla fine del sentiero. Forse è più intelligente e furbo rallentare ed iniziare a gustarsi il viaggio, a dare un senso ad esso…. Realmente un senso.
Non vorrei mai svegliarmi un giorno dal torpore del sonno e rendermi conto che ho dormito per tutto il viaggio e che al volante è stato qualcun altro.. Penso che sarebbe terribile.

Annunci

Punto e Linea

Parto da due esempi che hanno dato inizio ad un concatenarsi di riflessioni: il punto e la linea.

In geometria il punto è un elemento che non ha alcuna dimensione, quindi non ha un’altezza, non ha una profondità,

non ha una larghezza e, di conseguenza, non ha né una massa, né un peso specifico.

La linea, cioè un segmento, invece è un elemento che ha una sola dimensione, cioè la lunghezza, perché è costituita da punti.

La domanda è partita da un’incongruenza che ho osservato: “Ma se il punto non ha alcuna dimensione, come fanno più punti a creare un segmento, quindi a costituire la dimensione della lunghezza?”

Sarebbe come dire che incollando cento banane che non ho, mi posso costruire una poltrona etnica..

Allora ho preso la matita, e ho segnato un punto sulla carta, per cercare di chiarirmi un po’ le idee, e ho fatto una scoperta: il punto sulla carta aveva tutte le dimensioni! Aveva una larghezza, una lunghezza e aveva anche un’altezza, anche se non riuscivo a percepirla; inoltre, essendo costituito da grafite, aveva sicuramente una massa e un peso specifico. Quello disegnato sulla carta, quindi, non poteva essere un punto, ma solo la sua rappresentazione.

Il punto, quindi, nella realtà non esiste; ma può qualcosa non esistere nella realtà ed esistere nel pensiero?

Forse si parla di due significati di esistenza differenti, perché se il punto esistesse, anche solo come elemento astratto, dovrebbe comunque necessariamente avere delle dimensioni, una massa e un peso specifico, altrimenti vorrebbe dire che non segue i presupposti dell’esistere.

Quindi una parte di me è giunta all’ipotesi che gli elementi si dividano in astratto e reale, dove astratto è tutto ciò che non ha un corpo, quindi non è costituito da alcuna composizione molecolare, e quindi non ha né una massa, né un peso specifico (potrei azzardare a dire che astratto è tutto ciò che concerne la produzione intellettuale dell’uomo e quindi anche tutte le rappresentazioni di ciò che è reale), e reale è tutto ciò che ha una composizione molecolare e di conseguenza una massa e un peso specifico.

Mi sono resa conto, però che alla base c’è una difficoltà a distinguere ciò che è astratto da ciò che è reale.

Non mi riferisco al semplice non ricordarsi se una cosa è stata sognata o vissuta, ma mi riferisco ad un aspetto legato alla maniera di elaborare e di catalogare le immagini e i dati estratti dall’osservazione.

Io, in quanto essere umana vivo costantemente nella dimensione astratta del pensiero e dell’immaginazione, anche se, in realtà, sono fatta di materia e i miei pensieri sono il risultato di imput elettrici; questo mi potrebbe dare l’illusione che quello che vivo sia la realtà e non la sua proiezione.

Ad esempio: mi trovo in macchina e di fronte, ad una ventina di metri da me c’è un furgone; mi rendo conto che il mio cervello fa un calcolo approssimativo di quanto possa essere alto quel furgone; fatto il calcolo, penso di vederlo alto più o meno tre metri. Ma io lo vedo davvero alto tre metri?

Alzo una mano e utilizzando l’indice e il pollice misuro le due estremità verticali del furgone, e faccio un’altra scoperta: il furgone, dal mio punto di vista, misura tre centimetri!

E’ chiaro che, nonostante dal mio punto di vista il furgone misuri tre centimetri, in realtà ne misura tre metri.

Quello che sto cercando di dire è che nella mia testa, anche se posso avere l’illusione del contrario, non ho piantato un furgone vero e proprio, ma sempre, solo e soltanto una sua proiezione, che in quanto tale, è solo una rappresentazione, senza dimensione, né massa.

La realtà non è possibile quindi che entri nei territori dell’astratto, e viceversa; o qualcosa è reale, o è astratta: se penso ad una macchina, l’immagine che mi si figurerà sarà sempre la proiezione di essa; viceversa, ciò che è strettamente astratto, come ad esempio il punto, non può essere anche reale, perché diventerebbe solo la sua rappresentazione.

Penso che in realtà la maggior parte, se non quasi tutto, di quello che l’essere umano pensi su sé stesso, su ciò che lo circonda, sullo spazio e sul tutto, non esista, o forse è più corretto dire, che sia relativo, perché è solo un insieme di proiezioni ma nessuna di esse esiste davvero, in quanto solo frutto del pensiero.

Detto questo, allora mi chiedo:

“posso imparare a utilizzare il mio intelletto solo come strumento dell’osservazione e della comprensione della realtà, liberandolo da qualsiasi interpretazione?”

“Si può imparare ad utilizzare l’astratto solo come strumento per arrivare a comprendere, liberandosi del bisogno di consolarsi attraverso la creazione di dimensioni mentali più piacevoli della realtà?”

Vivere in Movimento

Questa vita, penso, non serve solo a fare… 
Anche pensare, sentire, amare, conoscere, comprendere, vedere, annusare, ascoltare, sapere, toccare, emozionarsi, viversi…
Tutto questo richiede il giusto tempo, il giusto ritmo interiore….
Per poter scegliere, c’é bisogno di non avere fretta…

Rallentiamo. Rallentiamo. Rallentiamo.
Se non esternamente, almeno interiormente.
Qualsiasi cosa voi vogliate diventare, non importa.
L’importante è che ne siate soddisfatti.
L’importante è che non cerchiate di accelerare il tempo per correre… Rischiereste solo di fermarvi….

Donne che non credono ma pensano

Non credo, penso

Significa anche NON CREDERE che la rabbia, o un’emozione negativa vissuta in un dato momento, sia l’unica soluzione possibile; se siamo davvero donne che PENSANO, dovremo anche allenarci a scegliere anche, e soprattutto quando, dentro di noi c’è il buio……
Ricordiamoci che, tolte le donne che non sanno se arriveranno al giorno dopo, tolte le donne che anche se ci arrivano sono già morte dentro, tolte le donne che vivono la vita come se stessero facendo l’elenco della spesa, tolte le donne che non sanno perché vivono, tolte le donne che si danno un ruolo di gattine da proteggere e da accontentare per la loro felicità… Ci sono le altre donne.
Quelle che qualsiasi informazione arrivi, vanno a ricercare per comprendere se altre fonti ne confermano la veridicità; e se non c’è ne è il tempo, mettono da parte il dato, senza credere per forza che questo sia vero.
Quelle che non hanno bisogno di protezione ma, se proprio è necessario, proteggono.
Quelle che di fronte ad una scelta, scelgono.
Quelle che non rimandano le proprie responsabilità.

A tutte quelle donne che sono e sono state, io dedico parte del mio tempo.
A quelle donne, che hanno occhi che comunicano, io dedico un pensiero.
A quelle donne delle quali condivido il coraggio, e il bisogno di essere più che di avere, io dedico parte del mio cuore.

E grazie a tutte loro, io posso dire: “E’ POSSIBILE”….
Grazie

Libertà e Responsabilità

Non so cosa sia la libertà. Non so nemmeno se si possa essere pienamente liberi o parzialmente liberi. Sono convinta però che qualsiasi idea, atteggiamento o attitudine che disprezzi la diversità in qualsiasi sua forma, che imponga dei confini netti e non passaggi sfumati, non faciliti la libertà; che qualsiasi idea che possa non essere applicata a tutti, limiti la libertà. Sono convinta che le credenze popolari, la fede, le buone maniere, i ruoli, le categorie, la politica, la tradizione, il potere, non facilitino la libertà, perché non allenano alla capacità di pensare e di analizzare, e portano come conseguenza la formazione di altrettanti atteggiamenti che la limitino ulteriolmente il pensiero (i bisogni non primari, i sensi di colpa, il senso di solitudine e di abbandono, la paura, la rabbia, l’aggressività, la diffidenza verso il prossimo, l’odio per il diverso ecc); daltronde siamo animali, e cresciti in gabbia, diventiamo anche noi aggressivi e attaccati al territorio; mi verrebbe da pensare che ci siamo anche construiti dei surrogati, come la televisione, che fungono da sedativi, proprio come facciamo con i nostri animali. Quindi di chi è la responsabilità di tutto questo? Di chi è la responsabilità per come questo mondo sia finito? Chi, se non noi, può rivoluzionare tutto questo? Chi, se non noi, può a partire dalla propria vita fino a tutta la cerchia delle persone che lo circonda, fomentare la forza della libertà e dei valori che più ci avvicinano all’Essere Umani? Non vale la pena smattere di rimandare ulteriormente? Chi, tra di noi, davvero è stufo di essere un animale ingabbiato, sedato e illuso che le pareti colorate della sua cella possano davvero portarlo alla felicità?

Partita a Scacchi

Mi trovo in un bar; la solita gente, i soliti discorsi, la solita disperata indifferenza e diffidenza.
Malinconia e Illusione si accompagnano all’altare di uno strano matrimonio.

Tra queste quattro mura si vive per il piacere illusorio di far trascorrere il tempo.

Libertà prende la sua ora d’aria, dopodichè tornerà in cella per poche ore…. Poi … Un’altra giornata ai lavori forzati.

Ormai Libertà vive in una sottile prigione, le cui sbarre invisibili, ma robuste come acciaio, le consentono di sopravvivere con l’illusione della coerenza.
La sua natura ormai si è rassegnata da tempo.

E’ facile dimenticare, tanto quanto è difficile lottare per mantenersi vivi.

E’ più difficile e doloroso essere consapevoli della propria condizione di prigionieri e continuare a lottare, che passare il tempo che ci rimane a dipingere le pareti della nostra cella con rassegnazione, assopiti dalla nebbia dei sogni e dei fantasmi del passato.

Come esseri umani ci siamo creati una linea evolutiva fatta di aspetti assurdi…

Eppure Utopia mi sembra più vicina di quanto si possa immaginare; basterebbe volerlo; ma Essa porta su una strada di cui non si conosce la fine. E’ una via stretta, difficoltosa e che non ti dà certezze, solo domande.

Troppo rischiosa per rinunciare alle rassicuranti ed illusorie certezze della tranquillità all’ombra di qualcuno che ti dica cosa devi essere e cosa devi pensare per poter trovare la felicità.

Così si continua a vivere immersi in un sistema che non si condivide, in un sistema che azzera tutto ciò che l’essere umano possa aver realizzato senza per forza aver avuto fini di lucro; un sistema che naturalmente si sposta e cresce in direzione della distruzione da tutti i punti di vista, isolando e giudicando tutti coloro che non fanno finta di non vedere, che lottano ogni giorno, nel piccolo e nel grande, senza paura del giudizio.

Nella giocosa giostra di una mente vagabonda gli ostacoli della vita quotidiana prendono così le sembianze di guardie grottesche che seguono la volontà del loro Re; Rigide e intolleranti esse chiudono più porte possibili ad una vita secondo la tua volontà,natura e pensiero, in una partita a scacchi lunga e difficoltosa.

Scacco matto sul bianco: una vita secondo volontà, pensiero, individualità ed ideali universalmente giusti

Scacco matto sul nero: il bene illusorio trionfa sul diverso, trasformandolo in un automa.